parmigiana per ferragosto

Tante emozioni tutte insieme.

I suoni, soprattutto quello delle sbarre dei cancelli che si chiudono dietro di te, un rumore che anticipa un silenzio immediato e, dopo, la coscienza di non avere più via di uscita.

Gli sguardi, pieni di rispetto, di tristezza, sguardi pieni di rabbia e rassegnazione,ma anche divertiti e pieni di curiosità.

I volti, quelli scuri di chi è arrivato qua e “ma sono  finito subito dentro, in Italia ci sono stato solo 2 mesi”. Come se il carcere e l’Italia fossero due dimensioni parallele e divise. E lo sono. I volti chiari, con occhi azzurri da angelo, che ti dicono che da quando ha 18 anni è in carcere e ora ne ha 31.

Ci sono i “comuni”, i disperati, gli sbandati,  che provengono da storie di povertà e degrado. Ci sono quelli dell’alta sicurezza, che studiano, si laureano, coscienti  e consapevoli. Che hanno celle pulite, in ordine, che hanno costruito un forno con la stagnola e due bombolette del gas e ti invitano ad assaggiare la loro parmigiana di ferragosto “perché, dottorè, a ferragosto si fa la parmigiana!”. Sono allegri. E parlano, parlano, snocciolano preparatissimi articoli dei codici e ti fanno domande su domande.

E tu se lì, che passi dalla paura vera, quella che ti monta dopo che senti le sbarre chiudersi dietro di te e conti 2 poliziotti e un commissario e ti chiedi se basterebbero in caso di.  Di cosa nemmeno lo vuoi pensare.

Poi stringi mani, rispondi ai loro sguardi, alle loro domande e ti dimentichi di avere paura. Cominci ad ascoltare. Ti chiamano dottoressa, ti trattano con rispetto chiedendo in cambio la dignità. Perché è vero sono lì dentro, chi perché disperato, chi per reati terribili, ma rimangono uomini e come tali chiedono dignità. Si parla di politica. -Ma lei è onorevole?- mi chiedono. No, rido, io non sono onorevole, l’onorevole è lui.  (L’onorevole intanto è scomparso inghiottito da una cella e parla con questi uomini  e io vorrei avere la capacità di saper parlare come lui. Non è facile.). Sì, si parla di politica, hanno le loro opinioni e alcuni cercano di dare delle paradossali lezioni di legalità.

Mi dicono che vogliono lavorare. Gli rispondo che hanno il diritto di lavorare, che cercherò di fare qualcosa perché possano lavorare. La parola lavoro mi viene ripetuta mille e mille volte più della parola libertà.

E’ una giornata lunga, due carceri e molto lontani tra loro. Non mangiamo, fa un caldo afoso.  Quando penso di aver già passato il peggio entro in un 41 bis, ed è una cosa che nessuno può nemmeno lontanamente immaginare se non lo vive.

Al ritorno in macchina con la scusa di scambiarci fredde impressioni facciamo outing. Dentro  di noi scorrono emozioni di tutti tipi: incapacità di capire , pena, compassione ma anche odio viscerale per quello che alcuni di queste persone sono e rappresentano.

Quando ci salutiamo Mister X mi dice: brava, hai retto bene.

Sì, alla fine ho retto bene, ho sostenuto gli sguardi, ho ascoltato, ho parlato, non ho mangiato non ho bevuto, non mi sono mai seduta, non mi sono sottratta a nessuna stretta di mano, ho guardato negli occhi qualcuno a cui fino a ieri avrei sputato in faccia, ho persino sorriso al coretto di scherno verso Mister X quando ce ne siamo andati (un fantastico “ce ne annamo sì ce ne annamo sì o no” diretto alla politica ).

Però la paura è rimasta con me fino alla fine: ero così sudata che mi si è scolorita persino la camicia che avevo addosso.

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8 pensieri su “parmigiana per ferragosto

  1. non mi ricordo chi (de Tocqueville, forse) diceva che “ogni società ha i criminali che si merita”. la politica dovrebbe muoversi in tal senso, alla radice del problema… ma se già in Parlamento ci sono criminali, è difficile… 😦

  2. Argomento difficile…

    Hai ragione la dignità spetta a ciascun essere umano…o quasi.

    Non riesco a provare compassione per coloro che (spero a scanso di errori giudiziari) sono al 41bis. Sarà anche terribile ma non si meritano niente di diverso.

    Diverso il discorso per i “comuni”, gente spesso disperata ed in carcere spesso perché più fessi degli altri: loro magari hanno fatto una spaccata in un negozio per poche centinaia di euro mentre altri hanno rubato milioni e siedono nei CDA di grandi aziende o peggio in Parlamento!

    Ci sarebbe poi da parlare del ricorso esagerato alla carcerazione per reati tutto sommato minori ed anche dell’assenza di percorsi di lavoro e riabilitazione ma diventerei troppo prolisso…

    —Alex

  3. Sono d’accordo anche io che non si meritino niente di diverso. E’ appunto un discorso difficile ma forse chi ha centrato nel segno è Mister X che ha giustamente affermato: – Il punto è che io non so cosa dire a queste persone –
    Già, cosa possiamo dirgli?
    (e comunque lui parlava parlava e loro lo ascoltavano quindi qualcosa deve avere pure detto 🙂 )

    1. Beh, forse bisognerebbe scindere le due “anime”, il cittadino comune da quello impegnato in politica attivamente.
      Necessariamente le due risposte saranno diverse.
      Il politico deve per forza avere una risposta che va aldilà del sentimento personale per abbracciare tutta una serie di interessi comuni che non necessariamente coincidono con quelli dei singoli.

      —Alex

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