on the road again

La vita politica è anche una vita on the road.

O meglio, a me sembra spesso così. Prepari le valigie, monti in macchina, ti fai delle tirate spaventose, a volte non fai neppure in tempo a farti una doccia. Condividi spazi ristretti, serate, colazioni, notti, ore che volano a parlare, a litigare, a farti consolare da persone che prima magari vedevi solo sul giornale.

Tutto sommato ha in sé qualcosa di profondamente romantico. Come romantica forse è la visione che ho della politica, del confronto politico, e che vedo anche in altre persone. Sì, sì, a volte ci scontriamo con la realtà della lotta alla poltrona e se ne esce con le ossa rotte, ma ciò ci rende più forti di prima e più determinati a cambiare lo stato delle cose.  La condivisone di un pezzo importante delle rispettive vite ti avvicina intimamente alle persone, ne conosci lati che magari altri, nonostante legami di amicizia, amore e famiglia , non conoscono o non ne comprendono a fondo il significato.

Tra un viaggio di andata durante il quale Mister X ( raccolto in un qualsiasi aeroporto del paese ) ha dormito sempre e un viaggio di ritorno in 5 con 5 valigie in una C3 ci sono stati molti caffè, diversi mohito, aperitivi vari, un gelato, sms concitati, sms molto dolci, dibattiti noiosi e interventi fantastici di personaggi davvero davvero interessanti.

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Un pensiero su “on the road again

  1. Probabilmente pure io condivido la stessa tua idea romantica della politica (che poi immagino sia quello che dovrebbe essere).

    Allo stesso modo ammiro davvero che si mette in gioco in prima persona nell’agone politico perché denota un senso di responsabilità superiore al mio.

    Il mio senso di responsabilità, quello che mi chiamerebbe a rimboccarmi le maniche per “cambiare quello che non mi piace” che è purtroppo controbilanciato da una superiore forza, quella della mia razionalità che urla a gran voce che si rimane fedeli alla “politica ideale” fino a che non si conquista la “poltrona”; poi il resto (l’ambiente? la necessità?) fa’ dimenticare gli ideali e ci si trova al punto di partenza.

    Ecco quindi perché io ho sempre più o meno consciamente evitato l’impegno politico diretto: per non dovere, un giorno, forse, scendere a “certi” compromessi o anche avere a collaborare, direttamente o anche indirettamente, con persone che un momento prima ammiravo e che due secondi dopo sarei stato costretto a disprezzare.
    Preferisco dunque rimanere discretamente ai margini e lavorare da formichina.

    Me ne pentirò, sono sicuro; ma forse solo quando sarò molto vecchio.

    —Alex

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