Qualche piccolo imprevisto

Se fosse stata una partita del Monopoli, la giornata di ieri, sarei sempre finita sulla casella imprevisti. Ricordate i cartoncini arancio?

Avevo un test di preselezione, che già suona come un’unica casella degli imprevisti: l’imprevisto universale, e mi ero programmata il viaggio per arrivare due ore e mezzo prima dell’inizio: ossia partenza da Firenze alle 9.00 e arrivo a Roma previsto per le 10.50, inizio test ore 13.00. Tre ore pensavo, basteranno per prendere una metro e raggiungere la sede.

Arrivata alla stazione di Firenze smn sento il funebre annuncio, con il consueto tono da presa per le chiappe di Trenitalia, che echeggia con questa frase “causa guasto tecnico sulla linea alta velocità i treni frecciarossa (ecc) subiranno ritardi a partire dai 45 minuti”.

Presa dal panico da test mi lancio su un frecciarossa in partenza e contratto con il capotreno un viaggio senza sovraprezzo ( 8 vergognosi euro), eh ma guarda che umanità.

Naturalmente il treno matura 195 minuti di ritardo. In questi 195 minuti avverto la sede dei test che, causa forze maggiori trenitaliche, potrei non essere lì per le 13.00. Loro, che lavorano con gli uffici europei, sono carini, gentili, teneri e umani e mi tranquillizzano confermandomi che avrei comunque fatto il test anche se fossi arrivata nel pomeriggio. Così nonostante il giramento di balle cerco di calmarmi.

Scesa alle 12.50 da quel treno maledetto scappo verso la sede, che è in culonia, e mi perdo. In quel momento vedo la mia vita come una continua ed inutile corsa ad ostacoli e con il pianto in gola mi domando che senso ha continuare a remare contro la corrente di un destino beffardo.

Alla fine, senza cibo nè acqua, sudata, con il piantino sul labbro e una pipì tremenda arrivo al test e mi concentro sul presente, sforzandomi di trovare la motivazione necessaria per risolvere un test che di europeistico non ha niente. Potrebbe essere anche il test per il concorso da degustatore di formaggi brianzoli per quanto attiene agli argomenti istituzionali.

Quando arrivo a Termini, per tornare a casa, ho giusto il tempo per un panino e opto per l’annegamento dei sensi e del cervello: un mc menù classico. Una volta finito il menù mi chiedo di quanto i grassi trans abbiano accorciato la mia esistenza, in caso potrei  suicidarmi con le patatine. Una morte non peggiore di altre.

Sul treno due forlinesi, di 70 anni in media l’una, parlano per tutta la durata del viaggio Roma-Firenze e vengo a conoscenza che: Federico e Massimo stanno litigando per l’eredità della madre, la povera Lucia Fernanda si è operata alle ovaie, che la piccola Letizia ha ingoiato un pezzo di palettina del gelato, ma ci sarebbero anche tante altre amenità che il mio post non può contenere.

Una volta toccato il suolo del Sobborghino si scatena un temporale tropicale.

Era l’ultimo cartoncino arancio della partita. Credo che per quel giorno il coordinatore del Monopoli le avesse finite.

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2 pensieri su “Qualche piccolo imprevisto

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