Giornate no

Ci sono giorni in cui tutto rema contro e ti chiedi se per caso non c’è una congiura astrologica nei tuoi confronti. Sono giornate lunghissime quelle sfigate. 24 ore che paiono infinite ed eterne.

Si comincia con un freddo che si abbaia e tu scopri di esserti vestita troppo leggera, perché ieri poi faceva caldo e ti sei spogliata e stamani il maglioncino che hai addosso sembrava abbastanza per potersi permettere la giacchina di pelle. E invece su quel binario maledetto sei congelata lentamente aspettando il carro bestiame che porta i pendolari al lavoro. Arrivata alla stazione scopri nel tragitto verso il luogo di lavoro che le scarpe che indossi sono quelle che ad aprile  ti avevano riempito i piedi di galle e che continui  metterti perché le hai pagate troppo per buttarle nel bidone della Caritas affinché qualche poveraccia, dopo essersi esaltata per aver trovato quelle SCARPE, si martirizzi i piedi ( e magari alla Caritas griderebbero pure al miracolo nel vedere i piedi di una rom coperto di stimmate). Magari pensi che è colpa della vanità e ti torna in mente quella sadica favola di Andersen sulle scarpette da ballo. Arrancando arrivi zoppicante e raffreddata e ti arrabbi subito perché scopri che la tua sezione organizza un evento e non ti ha avvisato e tu ti chiedi perché, visto che sei pure vicesegretario. Il nervoso sale e pensi che forse non vale la pena di passare dei pomeriggi in mezzo a dei vecchi rincoglioniti che cercano di esorcizzare la morte proponendo idee innovative. Così innovative che  stento a volte riesci a decifrarle. Fanculo quindi anche la politica oggi, e quasi quasi invece di andare al comitato sabato te ne vai alla festa di compleanno della tua figlioccia, che compie un anno per la cronaca, e la madre che è tua amica vorrebbe che tu stessi con lei invece che a cercare di risolvere i problemi del mondo. Problemi che sono sciocchezze confrontate ai problemi di una mamma. Problemi che oggi mi sembrano sciocchezze in confronto al dolore che patirò tornando a casa con le mie dannatissime scarpe.

Quindi il nervoso sale ancora mentre ti scontri con la solita incompetenza dei tromboni e delle trombette burocratico-regional-ministeriali e se ieri te ne fregavi e continuavi a lavorare fischiettando come Biancaneve quando dava il cencio nella casa dei nani, oggi ti senti una novella Ramba e distruggi tutto gridando vendetta.

Dopo la mensa ti viene in mente che la sguattera della Trombona Ministeriale è scomparsa da tempo e con la tua collega d’ufficio tirate giù alcune ipotesi:

  1. la signora in questione  (d’ora innanzi chiamata per brevità Ciabattante poiché indossa sempre le sue ciabatte De Fonseca) è malata (ma dato che nessuno ci ha chiesto dei soldi per i cioccolatini scartiamo l’ipotesi)
  2. la Ciabattante è morta ( ma nessuno ci ha chiesto i soldi per la corona funebre quindi si scarta anche questa ipotesi)
  3. la Ciabattante è in pensione (ma nessuno ci ha chiesto i soldi per il regalo e quindi scartiamo pure questa ipotesi)
  4. la Ciabattante è in ferie da circa 2 mesi ( può darsi)

Vorrei assicurare tutti coloro che potrebbero pensare ad un evento drammatico quale il licenziamento, che malgrado le ciabatte, le inesistenti competenze, lo scarso acume e l’ignota mansione, la suddetta è intoccabile in quanto assunta (negli anni 50? 60? 70?) tramite concorso. Evviva e beata lei.

L’unica cosa positiva della giornata è che il nostro capo è incredibilmente mansueto e dormiente.

E che la giornata prima o poi finisce.

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2 pensieri su “Giornate no

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