Pappagalli e palestre

Questa settimana ho iniziato la palestra. Un grande salto per me, dato che per anni ho frequentato un’unica piscina e un’unica palestra in città. Quest’anno ho deciso di iscrivermi nel sobborgo, dopo che ho scoperto che esistono un’associazione sportiva comunale e un palazzetto dello sport con stadio annesso. Niente più palestre imbucate in cortili o sotterranei, niente più corsi dai nomi zen, niente più istruttori in calzamaglia e auricolare. Qui è un pò tutto spartano, ci sono bambini dappertutto e quel che peggio mamme di bambini dappertutto. Le mamme in città mollavano i bambini e si palestravano, qui palestrano i figli, loro non so. Almeno non la sera. Probabilmente esistono fusi orari diversi. O in città ci sono meno madri. O più madri snaturate.

Mentre cammino veloce, in ritardo e con la mia borsa, noto una palla di piume azzurrine accanto al muro di una casa. E’ un pappagallino che si trascina un pò faticosamente, può darsi ferito. Mi preoccupo subito e cerco di acchiapparlo. Senza successo perchè l’animaletto entra in un’aia aperta. Guardo l’orologio, è tardissimo , ho il corso, il pappagallo fa le bizze e non mi aiuta. Decido di lasciarlo e di tornare al termine delle lezione. Mi sento in colpa, però.

L’ambiente è semplice. Ci sono degli istruttori molto maschi che insegnano box e arti marziali a ragazzini casinari. Istruttrici molto dolci che fanno fare la ginnastica alle bimbe piccole. Lì mi sono intenerita. Guardavo quelle trottole e ricordavo quando ho iniziato ritmica a 4 anni. I miei piedi erano così piccini che non esitevano scarpine adatte. Di quelle trottole la maggior parte dovrà abbandonare perchè troppo alte, troppo robuste, troppo goffe e troppo pigre per uno sport bellissimo ma impegnativo ed estremamente faticoso.

Una delle istruttrici dolci ci ha portato nella sala, era una specie di fata turchina bionda. Ha messo su un cd e all’improvviso si è trasformata nella strega Grimilde e noi palestriste abbiamo dato inizio al solito allenamento da marines. Io sono un pò preoccupata per il pappagallino e penso che se non fossi stata così egoista a quest’ora potevamo essercene tutti e 3 insieme al calduccio in casa, io, lui e il Windsurfista.

Alla fine dell’allenamento corro a cercarlo. Lo cerco  ma non lo vedo, forse qualcuno lo ha preso, forse.

Gli occhi gialli e luminosi di un gatto grasso mi osservano curiosi. E’ seduto nell’aia e ha l’aria paffuta di un pascià.

Non so perchè ma un pensiero triste mi passa veloce in testa. Il gatto fa il beffardo e del pappagallino nessuna traccia. Mi avvio  allora verso casa nella  luce dei lampioni dello stadio accesi e l’odore di minestra che esce dalle finestre, pensando di aver barattato un ‘ora di step con il destino di un povero pappagallo. Speriamo di no, mi piace pensare che abbia trovato la strada di casa e che a quest’ora stia cantando in cerca di semini.

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3 pensieri su “Pappagalli e palestre

  1. Se guardavi bene avresti notato una penna azzurra che pendeva all’angolo della bocca del micio. Del resto se aveva l’aria così soddisfatta e paffuta un motivo ci sarà pur stato, no? 😉

    Dai, scherzi a parte non hai fatto niente di male a non insistere con il “salvataggio” del pappagallino, se voleva farsi prendere non srebbe scappato, no? E poi ricordati del geko!

    Buona palestra ! (io odio le palestre, non sopporto l’attività sportiva al chiuso, mi sento soffocare!)

    —Alex

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