Conseguenze da zelo animalista

Sono famigerata per il mio sviscerato amore nei confronti degli animali.

Cresciuta in una famiglia dove gli animali da sempre vengono considerati membri a tutti gli effetti, geneticamente compromessa da generazioni di vecchie e vecchi  che si portavano i gatti nel letto e i cani ovunque, il mio occhio non si fa scappare il più piccolo movimento felino o canino o di qualsivoglia genere. Non solo in campagna. Distratta e indifferente verso macchine, strade, persone, bizzarrìe umane di ogni tipo, rimango incantata ad osservare l’uccellino sui binari, i piccioni che tubano, e assorto il mio sguardo vaga dietro le papere che si picchiano sui bordi della Pesa.

La mia preoccupazione affinché tutte le creature della Terra non siano in pericolo mi portano però a volte a fare gesti che lasciano perplessa la stragrande maggioranza delle persone.

Ieri me ne tornavo a casa, stanca e accaldata dalla giornata afosa e lunghissima e mentre percorrevo la solita strada il mio sesto senso animalino mi ha fatto posare lo sguardo in terra, dove sulla pietra calda della strada  se ne stava in assoluto relax un geco di media grandezza. Il geco aveva lo stesso colore del pavimento e mi chiedo ancora come ho fatto a notarlo. Non sarebbe nemmeno stato in grande pericolo se non fosse che per l’appunto, a causa di una deviazione, il traffico era stato convogliato proprio su quella strada. Orrore e raccapriccio. Già vedevo il geco spiaccicato davanti a una me lacrimevole e impotente. Quindi mi chino e cerco di raccoglierlo.

Ora, raccogliere un rettile non è mai facile sebbene mi sia allenata dai tempi in cui camminavo appena ad acchiappare lucertole ( mi piaceva tenerle in mano e guardarle). Il geco ( e i serpenti, prima o poi racconterò anche questo episodio) è un animaletto che si spaventa facilmente, ovvio che appena abbia sentito la mia mano abbia cercato di scappare. L’idiota però scappava verso la morte certa, non verso il muro ma nel bel mezzo della strada. E così immaginatevi un’elegante signorina in tacchi alti, gonna e borsa griffata (uscivo da un importante incontro) che ferma il traffico e si mette ad acchiappare qualcosa in mezzo alla strada. Gli automobilisti hanno cominciato a infastidirmi con gesti, epiteti di ogni tipo e clacsonate ma io niente, il povero geco aveva bisogno di me e io zelante e imperterrita continuavo nella mia opera di salvataggio come un mormone in un rave party. Alla fine ( e dopo la perdita inevitabile della coda) riesco a prenderlo e mentre cerco di appoggiarlo delicatamente sul davanzale di una finestra l’ingrato mi schiocca un morso.

Mai morsi da un rettile? Poco piacevole. Si girano e ti piantano quei loro dentini aguzzi nella pelle delle dita con l’occhietto giallo che ti fissa furibondo. Lo appoggio comunque, mentre impreco, e lui a quel punto molla la presa. Geco impudente e infingardo. Ma lo capisco, chissà che paura, chissà che ha pensato.

Avrà probabilmente pensato la stessa cosa che hanno pensato gli  automobilisti: che cosa sta facendo questa povera pazza. E perché agitava le dita con tanto ardore.

Un vecchietto guarda la scena e ride.

Mi allontano tranquilla succhiando il dito facendo finta di niente. In fondo sono felice, ho compiuto una buona azione, tanto più che il geco è un animale un po’ sfigato e molto indifeso. Lo porto al collo in un ciondolo simbolico ogni giorno, che sia stato un segno?

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2 pensieri su “Conseguenze da zelo animalista

  1. Ma povero geko! Chissà che paura s’è preso a vedersi rincorso da una borsa griffata sui tacchi alti!
    Comunque a quanto mi risulta i geki non hanno denti ma sono dotati una mandibola molto robusta e mordono molto facilmente (e dolorosamente).

    Comunque sei una benemerita della natura, mia madre è letteralmente ossessionata dai geki (che qui da me, non chiedermi perchè, vengono chiamati “tarantole”) tanto che vorrebbe strminare tutti quelli che le capitano a tiro. Meno male che le fanno troppa paura quindi il più delle volte il malcapitato rettile riesce a scappare prima che la sterminatrice compia il suo gesto!

    —Alex

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