Mercatini

La Primavera è arrivata con il sole e con la voglia di rinnovamento.

Intanto il sabato, trovandomi sul litorale, ne ho approfittato per mettere in moto le mie giunture pedalando per una ventina di km. Una fatica pazzesca a causa del vento contrario. Ne avevo voglia. Ho sacrificato la passeggiata con la mia cagnolozza pastora tedesca molto lupesca che contrita ha fatto l’offesa per tutta la serata. Visto le condizioni del mio didietro la sera, forse avrei fatto meglio a portare lei al mare, ma è bello pedalare con al sole, con la temperatura ideale e l’odore salmastro nelle narici. Avevo deciso di dedicare tutto il fine settimana ad attività salutari tipo bici, corsa e altre amenità, ma mia sorella mi ha proposto una giratina al mercato della domenica di Forte dei Marmi.

Ecco. Avete presente? Se non avete presente provo a spiegarlo.

Tutto al Forte è terribilmente chic, terribilmente costoso, terribilmente kitsch, terribilmente eccitante. Anche il mercato. Dove trovi qualsiasi cosa. Affaroni, che vi credete? Dalla maglietta a 5 euro al tubino di Chanel. Visto signore della crema più cremosa cambiarsi velocemente dietro timidi pannelli senza il minimo senso del pudore, pur di non lasciare sul banco il vestito di Cavalli. Visto uomini distinti tirare con il prezzo per camicie griffate, nemmeno fossero mercanti arabi. Ladri, nobildonne, calciatori, sfigati, fighetti,veline,massaie, impiegati, zingari. C’è di tutto. Una vera delizia.

Era una vita che non andavo.

Innanzitutto la colazione, al mercato del Forte ci si va presto, d’estate è naturalmente una necessità, in questo periodo più una tradizione. La colazione nel solito sciccoso barrettino a pochi passi dalla piazzetta del mercato. Io, mia sorella, la pancia di mia sorella e mia cugina ,facciamo una veloce colazione, si ingoia un caffè e si parte alla caccia. Mia sorella, con i suoi 8 mesi di pancia, mi avverte: compro solo per me, lui (il bebè in arrivo n.d.A.), si arrangia.- Le 2 vogliono risparmiare. Io che non ho problemi occupazionali né figli o matrimoni in vista non mi pongo né mete né limiti. Che poi è la cosa più pericolosa.

Infatti dopo un approccio a un banco di camicette niente male vado a sbattere contro il banco di uno stock di scarpe griffate.

E’ la fine. Caso vuole che da circa 10 giorni io stia cercando un paio di mocassini o simili. Caso vuole che non sia riuscita a trovare nulla di decente e per giunta nulla del mio numero ( il maledetto 35). Caso vuole che lì vendano mocassini, ballerine e sneakers delle 3 maggiori griffe italiane di scarpe. Caso vuole che a un prezzo veramente imbattibile ci siano circa 50 tipi di scarpe differenti.

Rapido confronto con le parenti. Mia sorella, che da bravo uovo di pasqua mantiene una certa dolcezza d’animo e indulgenza burrosa, mi consiglia di approfittarne, che è veramente un affare. Mia cugina, dal baratro della sua miseria provvisoria, mi spinge dicendo: sono carine dài dài comprale.

Sì, comprale.

Le provo sperando che magari la larghezza o la scomodità della scarpa possano sollevare ragionevoli dubbi sull’acquisto. Ma il ragionevole dubbio non si leva. La giuria parentale guarda il mio piede nella scarpa ed emette una sentenza inequivocabile:- Ah!Oh! Sono deliziose! Ti stanno bene!- Muovo un primo passo paurosa, sperando nella durezza del materiale, ma niente, è tutto inutile, la scarpa è di una comodità imbarazzante. Potrei dormirci. Metto mano al portafoglio quindi, e mi porto via la scatola delle meraviglie. Faccio pure finta di sentirmi in colpa e quelle due disgraziate delle mie consanguinee fanno finta di rassicurarmi sull’entità della spesa, a parer loro esigua vista la preziosità dell’oggetto.

Dopo questa scandalosa performance decido di tagliarmi le dita, ma la visita va avanti. Mia sorella viene ipnotizzata da un banco di vestitini e magliettine molto ine, molto floreali, molto estive, molto poco incinte. Fa un rapido calcolo ed esclama trionfante: – a giugno me le potrò mettere!- Non rispondo. Me la immagino con il poppante bavoso sul suo vestitino.- Magari con un paio di stivali leggeri con un bel tacco- continua delirante. Me la immagino con i suoi stivali con tacco, leggeri, che trascina il passeggino del rotondo bebè. Probabilmente ci si immagina anche lei perché ad un certo punto ha uno sclero, ma si riprende. Canottiera e vestitino finiscono nella borsa e anche lei è soddisfatta.

Comincia a fare caldo e il tempo passa. Decidiamo di tornare e di lasciare le borse pitonate dove si trovano. In un attacco di tirchieria convinco mia sorella che possiamo aspettare ancora un po’ prima di comprarci la borsetta di vernice rossa. Evito accuratamente di ricordarle che più che una borsa di vernice rossa le servirà, a breve, uno di quei borsoni dove infilare pannolini e tettarelle. Sono in effetti preoccupata per lo shock che proverà quando se ne renderà conto.

Si torna a casa.

Nel pomeriggio, camminando sulla battigia parliamo come organizzare l’estate. Il mare è limpido, l’acqua fredda, mi levo le scarpe comincio a sguazzare, penso a quanto mi manca il mare durante la settimana, a quanto siamo state fortunate a crescere in un posto bizzarro come la Versilia. Penso al nostro cane che non abbiamo portato al mare e che stasera, probabilmente, ce la farà pagare.

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