Ricordi duraniani

Non ho visto ancora Sanremo. O meglio ne ho visto una microparte, ossia l’esibizione dei Duran Duran. Era solo una misera esibizione in playback, ma visto che in tv si vede poca musica ne ho approffittato. Loro sono invecchiati, decisamente in forma e hanno fatto 2 album ultimamente che hanno avuto un certo successo. Li seguo dall’84 e devo dire che a parte un periodo decennale di assoluto oblio, non mi hanno mai annoiato. Certo, è solo pop. Ma il loro pop era divertente negli anni’80. Sono stati una boy band che in Italia ha scosso le coscienze sopite di chi era convinto che la modernità non potesse mai arrivare. All’epoca c’erano i cantautori, erano appena passati gli anni di piombo e noi adolescenti stretti tra la paura della guerra atomica, il duo Thatcher-Reagan, il comunismo, avevamo un gran voglia di divertirci e di goderci la nostra età.

Io facevo parte di quelle ragazzine sceme che urlavano. Io, e le altre duraniane, passavamo il nostro tempo libero a registrare cassette, cercare concerti, tradurre interviste e racimolare gli indirizzi giusti. Quando i Duran Duran arrivavano in Italia il network (che all’epoca non esisteva, veniva chiamato volgarmente “tutte quelle sceme che urlano dietro a quei 5 imbecilli inglesi con gli orecchini”) si organizzava e partivano telefonate, ricerche dell’hotel, e incredibili sotterfugi per beccare i posti dove i ragazzi sarebbero andati a far baldoria. Bei tempi. Nelle discoteche ci si divertiva ancora. Per spostarsi bisognava prendere treni lentissimi. Non c’erano cellulari nè internet ma riuscivano ad organizzarre trasferte perfette. Nel giro di un anno io e la altre cretine parlavamo perfettamente l’inglese e avevamo allargato il network al Regno Unito e persino agli States. Ci si scriveva con la penna e le lettere. Mi arrivavano pacchettate di buste piene di foto e articoli da tutta Europa che accompagnavano lettere di affetto da amiche e amici stranieri. I Duran Duran erano una missione.

Perchè? E chi lo sa. Quando penso a quegli anni mi viene in mente la pioggia, gli inverni lunghi e le giornate passate in camera a guardare i poster attaccati con lo scotch. Decine di poster. E foto. Poi c’erano i dischi. Il vecchio amatissimo vinile. I picture disc, li ricordate? Ne possiedo un bel numero e so che adesso valgono un bel pò di soldini.

C’erano Pippo Baudo che presentava i Duran Duran in modo osceno ( come adesso), sbagliando la pronuncia di nomi e titoli di canzoni. C’erano giornalisti deficienti e giornaliste oche che sparavano idiozie e bugie, dettate dalla loro ignoranza. Cerano e ci sono. Tipo la cretina di non so quale tg, l’altra sera: “La prima volta che sono venuti c’erano centinaia di ragazzine urlanti ad aspettarli (1985 n.d.A.), oggi no”. Idiota, vorrei anche vedere. Siamo nel 2008 e le ragazzine hanno 40 anni. Sarebbe penoso (non più penoso comunque che vedere le folle al Grande Fratello, le donnine piagnone di Maria De Filippi ed altre amenità del genere che ti fanno rimpiangere una sana 15enne che piange perchè ha incontrato John Taylor). Idiota 2 volte nel rimarcare che non hanno successo come una volta. A parte che esistono ancora e che continuano a suonare. A parte che il concerto di presentazione di Red Carpet Massacre a New York ha fatto sold out. A parte che il pubblico duraniano ha una certa età e di conseguenza non si comporterà più come 20 anni fa (sebbene, ripeto,ci sia di peggio). A parte tutto questo, ricordo che un intellettualissimo giornalista di Repubblica (non faccio nomi ma tutti lo conoscerete) aveva profetizzato che nell’arco di 3 anni nessuno si sarebbe ricordato dei Duran Duran. Viviamo in un mondo di profeti.

Comunque, non saranno stati geni della musica, ma a noi bimbe italiane hanno fatto un gran bene. Se non era per loro non avrei imparato così bene l’inglese, non sarei andata in giro per il mondo come poi ho fatto e non avrei conosciuto tutti quei ragazzi e quelle ragazze che nell’arco della mia adolescenza ho incontrato, e soprattutto non mi sarei mai innamorata della musica. Adesso quando racconto ai ragazzini che ero duraniana mi guardano con rispetto. E pensare che c’era da vergognarsene. Ricordo a scuola come mi guardavano con disprezzo perchè preferivo andare a vedere loro piuttosto che De Gregori che suonava alla festa dell’Unità. Machissenefrega, De Gregori l’ho apprezzato poi. Intanto, mi sono prorpio divertita, e invece della Festa dell’Unità a mangiar polenta sono andata in posti ben più interessanti. Tipo Londra, ecco.

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4 pensieri su “Ricordi duraniani

  1. Direi di no. Diseducativa eh però madama Ciccone….:)
    Oddio ora nemmeno più di tanto, visto che tiene famiglia, ma negli anni 80 non godeva buona fama…soprattutto tra i prof. (Anche se i miei erano decrepiti – non eufemisticamente: le mie prof di matematica e di greco/latino erano state le prof di mia zia che è nata nel 1941-e quindi immagino non ascoltassero musica)

  2. i due uomini nella mia stanza sono faccenda fumosa, hai ragione 🙂

    sanremo per fortuna non lo posso piu’ vedere, stando all’estero.
    In Italia forse una sbirciatina gliel’avrei data, chissa’.
    Non si impara mai a volersi bene.

    I duran duran…..non sono mai stata una fan, ma sono quelli di Wild Boys? Se lo sono, beh quella canzone mi piaceva un sacchissimo. Io avevo 9 anni e la ballavo sempre.

  3. Uuuu, i Duran… li ho inseguiti in Inghilterra nel 1983, visti a Birmingham in mezzo a un oceano di ragazzine esaltate quanto me. Avevo 17 anni, ero sicura che avrei un giorno sposato John. Poi si cresce, ma le radici restano.

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