Panta rei

L’altro giorno, riordinando le scartoffie che si accumulavano in scatole da chissà quanti anni, sono spuntate fuori le foto del giorno della mia tesi di laurea.

Osservandola non ho potuto fare a meno di pensare come in pochi anni le cose siano radicalmente cambiate non solo per me , ma anche per le persone ritratte nel gruppo.

Cominciamo, innanzitutto, da me: avevo i capelli cortissimi e non indossavo il taillieur, ma un completo carino che denotava la mia assoluta mancanza di denaro (in quanto studente) e la mia volontà di far notare l’essenza e non l’apparenza, oggi sono una vera fashion addicted e sinceramente me ne frego se pensano che dia troppa importanza all’aspetto.

Io sono con il mio ex fidanzato, e adesso vado a convivere con un altro. E quale altro, poi: chi avrebbe mai pensato di incontrare la propria altra metà quando sembrava che i giochi fossero ormai fatti?

Passiamo a mia sorella: con il fidanzato storico -13 anni insieme-, all’epoca la fanciulla era senza arte né parte, oggi ha una laurea, un lavoro e aspetta un bambino dal suo nuovo fidanzato.

Le mie coinquiline, con cui ho diviso per anni la casa all’angolo di via L.: T. con il suo futuro marito, oggi in fase di divorzio, e E. all’epoca studentessa snob, single e cicciotella, ora magra, lavoratrice e coniugata.

Il mio amico P. che era fidanzato con la mia amica del cuore. Dovevano sposarsi, sembrava scritto, e invece lui fa l’architetto a Hong Kong; lei, ingegnere, è sposata con un marcantonio di 2 metri e ha 2 bambini.

Uno dei miei amici studenti, un tipo altamente conservatore, che cercava solo ragazze docili e serie e che oggi convive (e ha pure ha un bambino).

Chi invece non è cambiato per niente sono i miei genitori, ma nemmeno un pochino invecchiati. Sicuramente è cambiato il mio rapporto con loro, prima vivevamo in eterno conflitto, non erano assolutamente soddisfatti di quello che ero e facevo. Ora che viviamo lontani le cose vanno un po’ meglio, benché la senescenza galoppante li renda giorno dopo giorno più rincoglioniti.

Otto anni sono passati come un fiume in piena che travolge tutto al suo passaggio, che fa quasi piazza pulita del sistema esistente per poi dare la possibilità di piantare alberi e fiori nuovi. In effetti quel giorno ero consapevole che la mia vita finalmente sarebbe cambiata, che finalmente ero libera, che finalmente avrei potuto decidere cosa e come diventare. Probabilmente è stato così per tutti, visti i cambiamenti radicali dell’intero gruppo fotografato. Questo prova ancora una volta che tutto scorre, πάντα ρέι, che nulla si ferma e nulla è definitivo (eccetto la morte naturalmente), che il destino ci offre una vasta scelta di soluzioni, che ci fa fare dei giri strani anche lunghi, ma che alla fine tu solo puoi decidere di cambiare, anche improvvisamente la tua vita.

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3 pensieri su “Panta rei

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