Il matrimonio del mio migliore amico (siciliano)

Prima o poi doveva accadere che anche B. capitolasse.
Per anni mi tormentava con i suoi pipponi filosofici sull’inutilità del matrimonio e sull’impossibilità di trovare l’amore vero (e duraturo).
Mi sono sciroppata lunghe serate invernali davanti al tè cercando di convincerlo del contrario, ingenua e piena dei miei vent’anni. E  le notti d’estate a gironzolare per il centro con birrette e altri sfigati sempre e comunque e irrimediabilemente single.
Poi la fine degli studi, l’inizio del lavoro e il trasferimento. Infine lei.
Lei che, poveretta, io lo so, ha dovuto subire tradimenti, dubbi e ripensamenti, ma che alla fine è riuscita a portarlo all’altare.
Tipa tosta. Tipa in divisa peraltro, a maggior ragione tostissima.
I due si sposano nella loro regione d’origine: la Sicilia.
Una Palermo infuocata mi aspetta nei prossimi giorni.
Così come un esercito di sposini, sposati e neo-genitori, pronti ad iniziare la loro opera di conversione di questa pagana alla maternità e al matrimonio.
Io sarò accompagnata dal mio adorabile windsurfista che è tutto per me ora, tranne che un potenziale padre. Per carità. La nostra fase è ancora quella: letto-viaggi-noiduemasolonoidue. Viviamo ancora separati, figuriamoci.
Così mi assale l’ansia.
Ieri sono andata dall’estetista e ho speso un mucchio di soldi per una french, un trattamento viso e un massaggio. Mentre ero lì pensavo a chi invece l’estetista non se lo può più permettere per mancanza di tempo e di denaro. Quindi, sì, per favore fatemi godere questi momenti prima che arrivi la prigione biologica.
Ecco quello che dirò quando mi bersaglieranno con il bouquet e io cercherò di scansarlo. Quando una marea di matrone di ogni età e dimensione cercherà di convincermi che il matrimonio è bello, che i bimbi sono meravigliosi ecc.
Oddio, l’ansia mi assale.
Cosa posso inventare a mia discolpa?
La verità è che mi sono innamorata solo da circa 3 anni. Che lui è molto più giovane. Che ho dato la precedenza alla politica e al lavoro.
Eppoi il mio amico.
Non era lui che sosteneva che l’amore non esiste? Che il matrimonio è roba passata? Che rideva delle cerimonie e dei pranzi infiniti?
Come farò a vedere la radiosa sposa e a non pensare a tutte le carognate che il mio amico le ha fatto in passato?
E dove lo mettiamo il pranzo?
Sarà infinito, opulento, noioso.
E la cerimonia? In cattedrale.
Lui, una delle persone più atee che conosco.
Fino a che punto può arrivare l’ipocrisia?
Quando gli dico queste cose, lui sghignazza. Dice che fa parte del gioco e afferma che la mia è solo l’ansia delle vecchie zitelle.
Può darsi. Intanto però preparo il mio vestitino di Patrizia Pepe e spero almeno di far bella figura.

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