le sliding doors

La mia amica BB è felicemente sposata e aspetta il secondo bambino. Anni fa siamo state colleghe di lavoro in un periodo abbastanza sfigato – in campo amoroso- della nostra vita. Si succedevano incontri surreali e avventure mirabolanti che lasciavano un vuoto memorabile non tanto nell’anima ma nella mente nel senso che non ci si capacitava di quanto fossero dementi alcuni uomini.

BB in quel periodo iniziò ad avere una storia con un super palestrato tamarrissimo, addome a tartaruga rovesciata, bicipiti scintillanti e tatuaggi nei punti giusti. Il tipico uomo di Uomini e Donne. (Se qualcuno di voi commenta acidamente perchè uscisse con un tipo così vi dico subito che all’epoca lavoravamo in un’azienda di IT piena zeppa di nerd super intelligenti qualcuno persino carino e qualcuno persino nelle mire di BB, che però, colpevole di essere in sovrappeso e poco incline alla ficalessaggine e scassacazzaggine tipica di alcune simpaticissime nostre colleghe, veniva decisamente ignorata da cotanta intelligenza – e nerdaggine aggiungo io-).

Il Tamarro pareva innamorato. Troppo innamorato. Regali, cene romantiche, fiori, parole dolci, senza parlare del sesso sfrenato. A BB però qualcosa non quadrava, aveva il sospetto che ci fosse qualcosa di strano e così una sera prese la macchina e si mise a pedinarlo. Lui non la scoprì ma lei naturalmente scoprì lui. Scoprì che stava con un’altra e che aveva due figli, nemmeno piccolissimi .

BB lo lasciò subito, si lamentò con noi amiche sostenendo che era destinata ad avere solo uomini ciccioni perchè lei era una cicciona, le dissi di no, che erano cazzate e avevo ragione. Suo marito infatti non è un ciccione, non è nemmeno un tamarro palestrato, è un ottimo padre di famiglia e pare sinceramente innamorato. Tutto è bene quello che finisce bene.

BB ieri va al supermercato e incontra il Tamarro dopo ben 5 anni. Ingrassato, con pochi capelli rimasti, senza fede al dito e due bimbi piccini per mano. Quindi secondo i nostri calcoli attualmente non è sposato ma ha 4 figli. Ed è pure imbruttito.

Capisci, mi dice, se io quella sera non avessi deciso di pedinarlo, se non avessi fatto quella cosa così stupida a quest’ora avrei potuto avere due figli da uno che nemmeno mi avrebbe sposato! E che è pure pelato!

E’ proprio vero che siamo di fronte a impercettibili attimi che ci possono cambiare la vita per sempre, come nel film sliding doors, in questo caso più che porte che si chiudono direi ruote che scivolano sull’asfalto la notte.  Oppure come ci dicevano le nostre nonne: si chiudono porte ma si spalancano portoni.

contesti sciistici

Siamo su un rifugio a 1800 metri circa. Pausa pranzo. Io e il Windsurfista stiamo prendendo una fetta di torta e un bombardino da dividere in due, dato che non abbiamo l’abitudine di mangiare sulle piste, non fosse altro perchè quando poi devi scendere le gambe ti diventano di stracchino. Siamo orrendi, come tutti lì dentro del resto. Scarponi, tute, capelli spiaccicati da casco e sudore, nasi gocciolanti e gote rubiconde per il freddo. Ad un tratto entrano loro: due bimbe sui venti anni moon boot, jeans skinny, moncler e borsetta fashion. Hanno i capelli in piega e sono truccate. Sono in ordine e bellissime, noi donne da pista sembriamo degli yeti ma anche gli uomini accanto a noi sono dei mostri. Fino a 10 secondi fa stavano decantando le nostre lodi perchè abbiamo affrontato un muro ghiacciato e ora sono lì a sbavare per delle fanciulle che come possiamo immaginare sono sicuramente appartenenti alla tipologia delle fichelesse. (Dicasi ficalessa donna che non fa niente, non ha hobby, non fa sport, figuriamoci sport dove si suda, si rischia e ci si rovina le unghie. Le fichelesse vanno al limite al mare dove passano le giornate sdraiate su un lettino o comprano borse finte dagli ambulanti, oppure vanno nei rifugi sulle piste da sci a prendere il sole quando c’è o a prendere l’aperitivo se nevica come in questa occasione). Gli uomini vengono attirate dalle fichelesse perchè non muovendosi mai hanno sempre piega e unghie a posto. Soprattutto non hanno capelli spiaccicati dal casco o la pelle irritata dal freddo e dal movimento all’aria aperta. Le due fichelesse tra l’altro erano in compagnia di amiche sciatrici in pessime condizioni che le hanno poi abbandonate al rifugio per tornare a divertirsi. Ma sono state servite e riverite da uno stuolo di uomini dementi, quelli che magari quando sei a 3000 metri e scivoli su un lastrone di ghiaccio e osi chiedere una mano ti dicono di non frignare e non rompere le palle. Ecco, ho visto quegli uomini lì aprire la porta per agevolare le fichelesse all’uscita  non sia mai che potessero scivolare con i loro moon boot  mentre ho visto le donne di quegli stessi uomini arrancare sulle scale per raggiungere una toilette in bilico su degli  scarponi da sci.

Finisco mesta il mio bombardino e davanti a me si materializza una scena surreale. Entrano due individui, una lei e un lui così agghindati: lei, pantalone, camicia e pull aperto sul davanti tutto estremamente casual con doposci, abbronzatura, capello in piega, rayban e labbra a canotto; lui, pantalone tuta- di quelli con il cavallo alle ginocchia per intenderci-, felpa aperta su maglietta scollatissima che lascia intravedere petto abbronzato, depilato e con un enorme tatuaggio, faccia allampadata, piercing al mento e cappellino. Dietro di loro una piccola folla di fans. -Secondo me sono due divi di Uomini e Donne- commento io, e non sono l’unica. Vedo gruppi di cattivissimi snowboardisti che si rotolano dalle risate. Come siano riusciti a salire fino a lassù, e per cosa poi, per me rimane un mistero.Un pò fuori contesto noto, senza sarcasmo lo giuro. E’ che erano veramente fuori contesto.

Rifocillati, riprendiamo casco e maschera, mi rimetto la giacca a vento, aggancio gli scarponi rovinandomi definitivamente lo smalto emerald bijoux n.24, mi infilo i guanti  e esco per tornare dai miei carissimi e amatissimi sci. E mi ripeto come un mantra: sono loro che sono fuori contesto, non io.

 

 

 

la torta più pesa del mondo

Ho deciso improvvisamente che dovevo svuotare il frigorifero prima della partenza. Dentro c’erano cose difficili da gestire tipo 500 gr di mascarpone che volevo utilizzare per le feste ma che sfortunatamente mi è rimasto in casa. Ho pensato di preparare una ricetta passatami da una mia ex collega e poi distribuirla equamente tra Windsurfista & amici.

Ho preso una palla di pasta frolla che avevo preparato e messo nel surgelatore. Pasta frolla al cacao e burro demi-sel, per la precisione. Poi ho mescolato 250 gr di ricotta, 2oo gr di zucchero, 100 gr di gocce di cioccolato, un tuorlo, vanillina e infine 250 gr di mascarpone. Ho spalmato il composto sulla pasta tirata nella tortiera (26 cm) e ho infornato a 160-180° per 30-40 minuti circa fino a che la superficie non si è indorata.

Il risultato è una torta pesa ma pesa che pesa più non si può. Ne ho mangiato una fettina a colazione e sono arrivata all’una senza fame! Lo ammetto: non mi fa impazzire. La trovo troppo dolce ( prossima volta metà zucchero) e difficile da digerire, anche se la base al cacao forse la rende più accattivante rispetto a una base normale. Fate voi.

Io non sono entusiasta, il Windusrfista di più. Oggi la porto al mio Socio, ne lascio due fette alla mia excoinquilina e con il resto ci festeggeranno qua in ufficio.

Ho ancora 250 gr di mascarpone che scadranno fatalmente il 23, quasi quasi ci faccio degli involtini di patate cremose nella verza e gli avanzi li congelo. E’ un azzardo gastronomico?

A proposito, la torta l’ho chiamata Torta Svuotafrigo.

la truppa pitti(resca)

E’ calata l’orda di Pitti su Firenze, il che, come ben immaginerete, a me non dispiace. Il centro è pieno zeppo di interessantissimi aperitivi negli store e gira un sacco di gente ben vestita, mal vestita, insomma vestita. Mica quei tremendi party carrozzoneschi dove sono tutti vestiti allo stesso modo e si parla sempre delle stesse cose! Ieri sera ero all’aperitivo organizzato da Hilfiger, in un mondo ideale sarei stata vestita con jeans seconda pelle, scarponcino con taccone, pellicciotto finto leopardato e fedora ma nel mio mondo reale indossavo il mio parka (per coincidenza Hilfiger ma solo coincidenza), stivale di pelle basso, jeans seconda pelle ormai rilasciato e golf a collo alto. Unico slancio di creatività la mia borsa Max Mara anni ’70 acquistata su e-bay tre mesi fa. Per il resto faccia stanca, sacchettata di carta e documenti vari e in compagnia di Faccia di Chiùlo. Ebbene sì, FdC aveva l’invito e ha pensato di chiamare me, tra l’altro molto carina, vedete io sono proprio una stronza a volte, a me mai sarebbe venuto in mente di. Quindi indossavo anche una buona dose di senso di colpa. A mia difesa va il fatto che le ho presentato gente che mai da sola avrebbe conosciuto. E che l’ho fatta bere in barba a certe sue malsane idee salutiste. Dopo poco, incredibile a dirsi, ho iniziato ad annoiarmi. Avete sentito bene: mi sono annoiata a sentir parlare di collezioni. Io capite? Qualcosa di alieno ormai si è impossessato di me, mi mancava sentir parlare di Monti, di spread, di mattarellum. Ho capito che ho bisogno di frequentare di più questi aperitivi e meno politici.

Stamattina ho incontrato la truppa Pitti che si intruppava verso la Fortezza in un percorso definito solo per loro, erano meravigliosi, colorati, barcollanti su tacchi alti e intabarrati dentro decine di pellicce multiformi ossia decine di cadaveri di animali immolati per la loro inutile vanità. Ma forse qualche pelliccia era ecologica. O almeno spero. Nel mio mondo ideale io avrei indossato un grazioso maxipull grigioperla sotto il mio cappottino di montone, un paio di stivali grigi tacco 10 che adoro e cloche nera, invece avevo un raffazzonato vestitino di lana nero su calze pesanti, i soliti stivali, l’indistruttibile parka e un cappello di lana bianco con pon pon, ero in bici non potevo fare di meglio ma mi sono sentita banale e orrenda.

Mentre ero in via Faenza mi sono ricordata perchè ero in quelle condizioni: davanti a me barcollava a stento, su tacchi improbabili, una chiattona di un metro e ottanta, con fedora enorme, lungo shearling, gonna cortissima e rossetto fuoco su labbra canotto. Dalla sua elegantissima figura partivano epiteti volgari contro le strade di questa città vecchia e trasandata e, mentre invocava a suo modo i santi del Paradiso, cercava di trascinare sulla strada, fatta di sanpietrini completamenti divelti dal 1500 circa e mai aggiustati da tutte le giunte a partire da quella dei Medici, un trolley di ultimissima generazione così ultima che con le pietre fiorentine non aveva successo. Infatti si rovesciava continuamente provocando la reazione poco signorile della signora.

Così ho pensato che, insomma, in fondo non dovevo sentirmi banale ma semmai funzionalista e che poi i miei stivali grigi sarebbero stati sprecati al carrozzone e che poi, last but not least, stamattina c’erano -3 gradi e senza le calze pesanti, il doppio calzino e la para di gomma sarei inesorabilmente morta per ipotermia.

Oltre che spalmata  a pelle di leone sui sanpietrini.

chi ben comincia

Ho iniziato l’anno lavorando la metà del solito e dormendo il doppio. Mi ritengo soddisfatta e se non fosse stato per qualche acciacchetto fisico che mi sono trascinata dal famoso pomeriggio del 31 dicembre 2011 sarebbe stato un inizio d’anno senza sbavature. Il record l’ho battuto la notte della befana. Sono andata a dormire alle ore 22.15 del 5 gennaio per svegliarmi ( non alzarmi ma SVEGLIARMI) il 6 alle ore 10.30. 12 ore ininterrotte di sonno. Una long sleeper in formissima.

Non ho fatto niente altro. Attività fisica ridotta al minimo per qualche passeggiata e attività lavorativa minima per non avere i sensi di colpa, dato che eh eh eh eh eh eh eh eeeeeeeeeeeeeeeeeeh il 15 parto per andare a sciare una settimana (grazie groupon e ancora grazie).

Nel frattempo il Windsurfista ha cambiato il frigorifero. Tralasciando che una sera sono tornata a casa dall’ufficio e ho trovato la devastazione post tsunami, più presenza di suocero, direi che la cosa si è risolta in modo indolore nonostante il Windsurfista fosse molto preoccupato. Di sicuro è che adesso non c’è più quell’orrendo rumore di sottofondo e il formaggio non ammuffisce. Non è poco.

Ieri mattina ho scoperto che i tarli si stavano mangiando il prezioso antico scrittoio del Windsurfista, non mi sarei preoccupata più di tanto (quella scrivania infatti mi fa schifo) ma sopra c’è appoggiato lo schermo e perciò l’ho avvisato indicandogli, dal divano dove ero faraonicamente sdraiata, le gambe mangiucchiate con tanto di polverina sul pavimento. Al Windsurfista è venuto un colpo e con la scusa di passare da decathlon per vedere se ci fosse stato bisogno di cose per lo sci mi ha trascinato da obi per prendere l’antitarlo. Stamattina era già ad armeggiare con la siringa e il pennello. Vedremo, le lotte del Windsurfista contro gli insetti sono sempre molto avvincenti. Non si sa mai chi vince.

(Comunque da decathlon ci siamo comprati: una  specie di micropiumino da mettermi sotto la giacca a vento e in questo modo conto di utilizzare quella più leggera che mi lascia più libera nei movimenti, un paio di calzini sottili sottili ma termici e un proteggi collo in pile. Per il resto ho la mia salopette da sciatore stile Gigirizzi spiccatamente anni ’80 che ancora non viene scalfita dall’usura e dal tempo e che trovo molto più comoda di quelle tutone da astronauti che circolano ultimamente. E naturalmente non vedo l’ora di andare)

 

 

a proposito di propositi

E’ cosa universalmente riconosciuta che se qualcuno stila una lista di buoni propositi immediatamente si verificano fatti, per lo più inspiegabili, che la rendono vana.

Il mio proposito numero 7 dice espressamente “ignorare le seguenti persone:

  1. Bomb Blast Blondie
  2. l’Uomo del Monte
  3. Faccia di Chiùlo
  4. la Santachè di noartri
  5. il suo portaborse”

Tutto sommato sono davvero poche e sì lo so che è difficile ignorare persone che hanno per forza a che fare con te. Se non altro nei periodi di vacanza dal Carrozzone tendo letteralmente a farle sparire dalla mia vita, non pensandoci, spengendo il cellulare o, ancora meglio, non rispondendo quando vedo i loro sms o chiamate (insistenti). Con il verbo ignorare vorrei in realtà rafforzare la capacità di relazionarmi con loro senza provare alcun tipo di emotività (in genere rabbia, fastidio, furia cieca, intolleranza, voglia di uccidere, polemica, vendetta). Con Faccia di Chiùlo la cosa è diversa, non la odio, nè mi sta particolarmente sulle balle ma è una di quelle persone con cui non ho niente in comune a parte il fatto che anche lei è interessata a certe vicende europeistiche ma caratterialmente la trovo noiosa, invadente, antica e grottesca . La tollero a piccole dosi e quando la posso condividere con il mio Socio, il quale tempo fa vinse il premio ambito di essere il suo oggetto del desiderio. Una faccenda per lui incresciosa in conseguenza della quale Faccia di Chiùlo acquistò tale denominazione. Pare le sia passata ma continua a martellarci con inviti ad aperitivi a cena, a caffè, che alla fine nè io nè lui riusciamo ad evitare. Durante le vacanze di Natale per levarcela dalle balle abbiamo presenziato un caffè con lei nella speranza di risentirci all’inizio del carnevale ma lei, indomabile, è riuscita a incastrarci anche oggi pomeriggio facendo naufragare il mio proposito numero 7.

Di tale situazione la cosa che mi innervosisce di più è che vedo più lei delle mie reali e vere amiche, che invece vorrei vedere tutti i giorni, che mi mancano e che sento solo per telefono e che per ragioni di distanza e, in alcuni casi, di bambini molto piccoli faccio fatica ad incontrare.

Ecco perchè ho creato il proposito n.7: basta cercare empatia con chi invece dobbiamo e vogliamo ignorare, risparmiamo le nostre energie emotive per chi davvero se le merita.

ho chiuso in bellezza

Avevamo deciso di fare una cenetta a due. Lontani dal rumore di bottiglie di spumante infrante, al caldo e non in giro con i meno 1 gradi fiorentini, soli visto che ultimamente ci siamo stati poco. L’idea è stata di quel romanticone del Windsurfista. Doveva essere cena di pesce, dessert accattivante, spumante italiano per pasteggiare e a mezzanotte fare di meglio che lanciare petardi. Avevo già pronto un certo completino.

E invece.

Il 31 mattina mi sono svegliata con un certo malessere a fondo ventre e sculo degli sculi, moccoli dei moccoli, nel tardo pomeriggio mi è esplosa uan cistite clamorosa. Erano più di 4 anni che non mi veniva e non ne sentivo il bisogno. Il 31 poi. Il mio umore è diventato quello di  uno Swedish Short-Snout  , con punte di assoluto pessimismo riguardo l’anno da venire. Decisa a tutto mi sono bombata con l’unico antibiotico per me possibile che avevo in scorta dal 2007 appunto, scadenza febbraio 2012, quando si dice per un pelo.

Però intanto niente completino peccaminoso, niente brindisi, e nemmeno tanta fame. E sì che avevo cucinato:

  • linguine alle cicale e gallinella
  • mormore e gamberoni al forno
  • pere al Porto con zabaione

Per non rovinare la festa al pover uomo che stava con me ho cercato di aver pazienza, di non litigare visto che era il 31 dicembre ma capirete la voglia. Per fortuna poi il pasticcone ha avuto l’effetto desiderato e il giorno dopo stavo molto meglio, il che ci ha permesso di uscire, passeggiare in campagna e cucinare diverse cose.

E’ stato un capodanno difficile che ha chiuso un anno difficile e mi auguro vivamente che il 2012 sia una rinascita così come lo è stata la mattina del 1 gennaio quando sono andata a fare la pipì senza piangere.

Giusto perchè siamo in tema

The WordPress.com stats helper monkeys prepared a 2011 annual report for this blog.

Se volete potete divertirvi!

Click here to see the complete report.

passato il ciclone natalizio

Rumorosi, tanti, disorganizzati. I membri della famiglia di Ondalunga sono così. E ogni mattina di Natale si sbagliano  a scartare e scambiare i regali, creano confusione e panico da pacchetto smarrito. ” Via, il nome sul pacchetto è un sistema che non funziona ” ha commentato mia sorella mentre mia madre cercava dei peperoncini impacchettati per me e io trovavo dentro un mio pacchetto un’orrenda statuetta di una bimba che tiene in mano una palla di vetro, risultata essere una lampada per la notte. “Perchè la Cugina Problematica mi regala tali orrori?” mi chiedo. Ma sul pacchetto leggo il nome del mio nipotino che è uguale al mio con una o finale e capisco che lo sbaglio è stato solo logistico. Il mio nipotino guarda quell’orrore e si rimette a giocare con il trenino. E’ stata una mattinata interessante per lui, si è alzato alle nove, è sceso in soggiorno e ha visto la cenere del camino sul pavimento segno indiscutibile che Babbo Natale era passato da lì “con una magia perchè lui è ciccione e sennò non ci passava” come mi ha precisato. (Ad oggi non è chiaro se dovevamo convincerlo che i doni li porta Gesù o il ciccione in rosso, la cosa è confusa assai, perchè noi siamo stati convinti che li portasse Gesù Bambino, ai nostri tempi c’era solo quello e la mitica Befana)

Poco dopo arriva una specie di saccoapelo azzurro, dentro c’è E’Un Angelo con la sua aria esterrefatta. Lo hanno vestito da Babbo Natale e per quanto fosse irresistibile credo sia stato per lui umiliante. Se poi da grande per la vigilia andrà a fare Arancia Meccanica  vestito di rosso non stupiamoci più di tanto.

La tavola è imbandita, nel forno a legna c’è un’intera fattoria che cuoce, io decoro il mio meraviglioso tronchetto natalizio, mio fratello mesce, tutti noi libiamo, il presepe di mia costruzione è completo: il bambinello nella cesta se ne sta nella grotta e mio nipote treenne cerca di convincere me che a quei tempi in Palestina c’erano i dinosauri, e tutti gli astanti che il presepe lo ha fatto lui, infine pretende di vedere il terrificante re Erode nel castello (ma perchè i bambini vogliono re Erode e i dinosauri dentro un pacifico presepe?).

Siamo tanti e sembra che non si mangi da anni, in un certo senso è così. C’è chi non ha mai tempo di cucinare e mangiare e c’è chi è affamato per default come il Windsurfista. Il mio fagiano ripieno è eccellente, i tordelli di mia madre pure. E’Un Angelo mangia la sua pappa e la sua mela frullata poi comincia a interessarsi alle vivande solide sulla tavola.

Io e mio fratello litighiamo con il suo suocero, un ex democristiano ora UDC che vuole provocarci ( e ci riesce). Al dolce arriva la Cugina Problematica, quella perennemente a dieta, che dopo aver sentenziato che il mio tronchetto è una bomba ipercalorica se ne taglia una fetta.

Mi ci sono voluti due giorni per riprendermi dallo stato confusionale in cui la mia famiglia mi ha gettato per Natale, però sono convinta che se non fossimo così tanti, rumorosi e disorganizzati non ci si divertirebbe nemmeno.

paese che vai acciacchi che trovi

Ieri  sera stavo chiacchierando con una giovane consigliera politica slovena, avevamo intorno una delle bimbe di Mister X che stancandosi di stare in piedi si è seduta su un muretto. La consigliera l’ha subito sollecitata ad alzarsi dicendole che le faceva male stare seduta sul muretto di pietra.

In quell’istante mi è tornata in mente un’amica ungherese di Erasmus la quale si sgolava nel dire a noi italiani di non sederci su panche e muretti di pietra, di terra ,di marmo, persino durante il suo viaggio da noi in Italia in piena estate . Sosteneva che facesse male alla salute, troppo freddo diceva, a noi donne poi poteva danneggiare le ovaie.  Ho raccontato l’episodio alla consigliera e lei effettivamente mi ha confermato che da loro, ma pure in moltissimi altri  paesi dell’est e della mitteleuropa si dice che nei mesi con la r (compreso gennaio che nella loro lingua è januar- non vogliatemene se non si scrive così ma non conosco lo sloveno-  non ci si deve sedere mai in terra o su panche e muretti perchè gelidi. Ma pensa, le ho detto io, dalle mie parti si dice di non stare a prendere il sole nei mesi con la r perchè la pelle non è preparata e l’aria è fresca, ci si può raffreddare.

Ci abbiamo riso sopra ricollegandoci all’articolo recente inglese che sottolineava le abitudini degli italiani di indossare la maglietta “della salute” sotto i vestiti” e la sciarpina intorno al collo. In effetti, le ho detto io, di inverno abbiamo tutti il collo mezzo bloccato per il freddo. Ma nessuno di noi si è mai ammalato a sedersi sulle panche di marmo  o sui muretti. Evidententemente abbiamo punti deboli differenti e anche tipi di freddo differenti.

Questa cosa ci è sembrata molto carina. Considerate che stavamo entrambe battendo i denti dal freddo e lei mi ha confessato:- Certo che non mi aspettavo un inverno così freddo in Italia, pensavo di trovare il caldo-

- Vedi, siamo tutti pieni di luoghi comuni, noi pensiamo che voi non soffriate il freddo perchè siete abituati  e voi pensate che noi soffriamo il freddo perchè non siamo abituati, in realtà il freddo è freddo per tutti.-

Io la morale in questo aneddoto l’ho trovata, o meglio ne ho trovate almeno 3. vediamo voi cosa sapete fare.